Raccontaci la tua esperienza presso DiMar Group e in merito al progetto Monteneri.

EV: Conosco questa professione da quando ero bambina. Sono la nipote di Angelo Di Cionco, uno dei titolari di DiMar Group, e ancora ricordo quando, dopo la scuola, andavo ogni giorno nel laboratorio che Angelo e sua moglie Patrizia avevano allestito nel garage del nonno, nel centro storico di Valentano. C’era anche mia madre che cuciva. In tutto una decina di persone che lavoravano le borse. Dopo il diploma in ragioneria, è stato naturale per me farmi coinvolgere in quest’attività. A volte penso che è come se questo lavoro mi fosse venuto a cercare. E’ dal ’95 che lavoro presso DiMar Pelletteria e faccio la macchinista. Ho, dunque, prevalentemente imparato a cucire a macchina per la rifinitura e l’assemblaggio delle borse. Tuttavia, dopo più di vent’anni di esperienza, ho imparato anche fare la banchista, che è colei che incolla e monta le parti della borsa. Ma sono anche in grado di cucire a mano: soprattutto se ci sono da fare delle impunture o le magliette.

Che significato ha per te essere un’artigiana oggi?


EV: Quando penso al mio ruolo, mi sento parte integrante di un grande progetto. Come nel caso di Monteneri, per esempio: mi emoziono a sapere che anche io contribuisco alla creazione e allo sviluppo di prodotti che diventeranno oggetto del desiderio per tante persone. Quando vado a Roma, mi incanto davanti alle vetrine perchè vedo quelle borse così preziose che io stessa ho contribuito a realizzare. So di avere preso parte alla loro creazione. Sento di essere una privilegiata perché quelle stesse borse, quegli stessi manici, quelle stesse travette sono passate nelle mie mani. E, infine, mi sento onorata perché ho la fortuna di lavorare per un’azienda che per Valentano e il territorio è motivo di grande soddisfazione. Un punto di riferimento per tante famiglie che in questo modo possono occuparsi di moda che, per me, è un mondo fatto di bellezza.

Sei nata a Valentano che si trova tra il lago di Bolsena e il lago di Mezzano. Qual è il tuo rapporto con questi laghi?

EV: Quando nasci e cresci sulle sponde di un lago, non puoi non amarlo. Per me vuol dire, innanzitutto, ritrovare me stessa. Vado spesso a Capodimonte, a pochi kilometri da Valentano, proprio per godere di tutta la potente energia che questo lago è in grado di donarmi. Anche durante la stagione invernale o di fronti a momenti di tristezza, il lago riesce a regalarmi serenità. So che il lago e le sue acque, sia quando sono calme sia quando sono arrabbiate, ha intorno a sé un alone di mistero. Ma io non avverto alcun senso di inquietudine: solo tanta calma e tranquillità. I ricordi del lago di Mezzano sono più legati alla mia adolescenza: le scampagnate, le gite in motorino con gli amici.

Intervista di Andrea Spezzigu