Stefania Messina, Responsabile controllo qualità, Cooperativa Pieffe

Raccontaci la tua esperienza di artigiana presso DiMar Group.

Arrivo da un mondo e da esperienze completamente diverse. Dopo la laurea, ho iniziato a lavorare per la grande distribuzione per gruppi importanti come La Rinascente e Auchan. Mi sono poi dedicata all’azienda di famiglia. Si trattava di forniture di materiale ferroviario. Un’esperienza che non mi soddisfava. Avevo l’impressione di lavorare in fabbrica. Era tutto incentrato sulla produzione e mancava l’aspetto umano. Non mi piaceva. Quasi per caso, sono arrivata a lavorare per DiMar Group e ho preferito lanciarmi in questa nuova esperienza, sapendo che avrei dovuto rinunciare a tante cose. Ma è qui che ho realizzato me stessa. Prima ero responsabile dell’intreccio, oggi lavoro al controllo qualità e gestisco una ventina di persone.

Per te cosa c’è dietro una borsa?

Questo è un mestiere dove ho trovato studio, passione, amore, sacrificio, condivisione, che è poi quello che c’è dietro ogni singola borsa: un oggetto che mi ha insegnato a vedere oltre. Ho sempre considerato l’acquisto di una borsa come un acquisto d’impulso, basato sull’emozione, mai come un acquisto ragionato. Almeno per me è così. Vedo la vetrina. Se mi attrae, entro. Se mi piace, acquisto. Ma potrei anche non provare alcuna emozione e, quindi, non desiderare alcun prodotto. Sono, dunque, ipercritica rispetto al mondo del lusso. Questa mia ipercriticità la riverso nel mio gruppo, per cui ogni volta che si realizza una bandina, una borsa, cerco sempre di far capire al mio gruppo di lavoro: “Compreresti un prodotto di quel prezzo con un difetto?”. Ho sempre questo in mente. Devo immaginare il prodotto finito. L’esempio è banale: ma perché dovrei scegliere un prodotto piuttosto di un altro? Devo trovare qualcosa di più. Mi deve colpire talmente tanto da dire: “Sei mia!”.
Ed è questa mia ipercriticità che mi fa apprezzare il prodotto nella sua interezza, ancora di più oggi.

Con una formazione come la tua, ti senti ben rappresentata dalla realtà dell’artigianato?

Penso di essere una persona ricca, ricchissima. Una persona molto fortunata. Anzi è forse la più grande fortuna che io abbia mai avuto. Ringrazio il cielo di essere entrata in questa azienda in questo momento della mia vita con l’esperienza che mi porto dietro.
Perché oggi sono in grado di apprezzare i valori di cui parlavo prima. L’esperienza della grande distribuzione, il porsi dal lato del cliente è stata una pratica formativa fondamentale. Questa mia grande passione, la forma mentis che ho acquisito, la riverso sul mio gruppo di lavoro e vedo che loro mi capiscono e seguono. All’inizio è stato difficile proprio perché non è facile trasmettere questo tipo di messaggio. A me non interessa pensare di essere fortunata perché lavoro per i grandi brand del lusso. A me interessa la qualità. Io voglio lavorare al servizio della qualità. Questo è l’artigiano oggi. Questa è la vera valorizzazione del Made in Italy. In questo senso, mi sento orgogliosa di essere italiana, perché faccio parte di un sistema che rende ricco il mio paese. Io ne sono profondamente onorata.

Quali sono i valori che ti ha insegnato questo mestiere?

Quando si lavora per i grandi brand del lusso, spesso non si conosce il lavoro che esiste dietro ogni singola borsa. Penso, per esempio, a chi si occupa delle vendite. Io no, io ho la grande fortuna di farle, di produrle. E dietro ogni articolo esposto in negozio, inizio a fantasticare che quel portafogli o quella borsa sia proprio quella realizzata da me in persona. Quando vado a Roma, osservo i movimenti delle persone e penso: “Perché entrano in un negozio invece che in un altro? Cosa c’è là di più bello rispetto alla boutique accanto?”. E’ una deformazione professionale che mi porto dietro, oltre le ore di lavoro. Voglio la perfezione, perché voglio che venga prodotta una borsa per cui dire: “Okay, la voglio comprare!”. E’ questa una forma di rispetto non solo nei miei confronti ma anche rispetto all’azienda e alle persone che ci lavorano.

Come organizzi la tua giornata e qual è il tuo approccio rispetto al tuo gruppo di lavoro?

Sono una grande pignola. Sul lavoro non si discute. Mi sono creata un gruppo di lavoro a mia immagine e somiglianza. Voglio innanzitutto che sia un gruppo di lavoro sereno. La gente deve venire a lavorare con il sorriso. Lo pretendo dai miei collaboratori. Questo è un lavoro che ci permette di parlare, di comunicare, di condividere e voglio sfruttare questa grande opportunità. Ecco che, varcata la soglia del mio atelier, pretendo il sorriso dai miei collaboratori. Se si arriva felici e contenti al mattino e si va via soddisfatti per il lavoro svolto, non esiste altra ricchezza. Siamo o no fortunati? Io al mattino non vedo l’ora di venire a lavorare. A casa mia, mi prendono per matta per questo motivo. Ma io sì, sono orgogliosa e felice!

Intervista di Andrea Spezzigu