Andrea Tolloni, Tecnico di produzione, Cover srl

Raccontaci la tua esperienza di artigiano presso DiMar Group.

Ho iniziato nell’84, dopo la licenzia media, presso un’azienda a conduzione familiare, a Tolentino, in provincia di Macerata, territorio ricco di manodopera grazie ad aziende della ricca tradizione pellettiera italiana come Poltrona Frau e Nazareno Gabrielli.Là ho cominciato ad apprendere le prime tecniche di piccola pelletteria. E’ stata una lunga esperienza, durata 18 anni. L’azienda, di proprietà di mio fratello e di mio cugino, oltre alla piccola pelletteria, si occupava anche di taglio per la produzione calzaturiera. Col passare del tempo, ho avvertito la necessità di confrontarmi con una realtà più grande e così, ho iniziato a lavorare come tecnico di produzione per una nuova azienda, sempre per la piccola pelletteria. Si lavoravano anche 10.000
portafogli al mese per cliente. Non pago, dopo 14 anni, ho accettato una nuova sfida per un altro atelier, fino a quando nel 2016 sono arrivato alla Cover. Lavoro a Campli ma continuo a vivere a Tolentino dove risiede la mia famiglia. Sono 130 km a tratta che affronto quotidianamente ma non importa perché amo questo lavoro.  Questa azienda ha una dimensione diversa in termini di visione e di condivisione delle esperienze e per me questa segna una notevole differenza.


Hai 30 anni di esperienza alle spalle come artigiano. Com’è cambiato questo mestiere?

La ricerca e il rispetto della qualità non sono cambiate. Ciò che, a mio avviso, è cambiato è il mercato: le tempistiche di produzione sono notevolmente ridotte, vuoi per la globalizzazione vuoi perché il mercato stesso è dominato dalle
multinazionali del lusso e quindi le richieste di produzione sono maggiori. E’ chiaro che questo porta a continue sfide giornaliere e incessanti miglioramenti nelle performance.

Sei uno specialista della piccola pelletteria. Che differenze esistono tra la lavorazione di una borsa e quella di un portafoglio?

Le tecniche di lavorazione fondamentalmente sono le stesse. Penso al montaggio in forma o al taglio vivo, così come i procedimenti (carteggiare, spazzolare, lissare). La differenza sostanziale sta nella precisione con cui si devono applicare le tecniche. Lavorando sulla piccola pelletteria si richiede una maggiore attenzione. La borsa, infatti, ha un volume più importante e piccole imperfezioni potrebbero non essere visibili a un occhio distratto. In un portafoglio, invece, anche 1mm (di differenza nell’accoppiamento delle pelli) può fare la differenza. Penso per esempio al musone che è l’accoppiamento di una parte interna e di una parte esterna. Tutto questo si traduce in un lavoro meticoloso e in una grande manualità perché, proprio nella piccola pelletteria, occorre una precisione certosina: le dimensioni della parte esterna devono combaciare perfettamente con quella interna. Altrimenti anche la più leggera imperfezione causerà necessariamente dei problemi nella fase della cucitura.


Cosa significa per te essere un artigiano oggi?

Per me è pura passione. Nonostante i sacrifici, amo imparare, creare, fare, insegnare, aiutare. Quando sono in produzione e acquisisco un modello, c’è un lavoro di studio nella progettazione e nella ingegnerizzazione che so che porterà alla condivisione di idee ed esperienze che rappresentano un patrimonio di valori impagabile.


Intervista di Andrea Spezzigu